un attimo di pazienza...

 

Il licenziamento disciplinare

13/12/2020

Il licenziamento disciplinare rappresenta il provvedimento più grave nei confronti del dipendente, e per questo motivo dev’essere attuato solo per gravi mancanze. Tale licenziamento è conseguenza del potere disciplinare del datore di lavoro.

 

Il potere disciplinare del datore di lavoro

Il rapporto di lavoro che si instaura tra il datore di lavoro ed il lavoratore è regolato dal libro V° del codice civile (titolo II° del lavoro nell’impresa) e dalle innumerevoli leggi in materia giuslavoristica. Come tutti i contratti fa sorgere in capo ai contraenti dei diritti e dei doveri.

Fondamentalmente, il rapporto di lavoro subordinato è un rapporto sinallagmatico, attraverso il quale il datore di lavoro si obbliga a corrispondere al lavoratore la retribuzione, in cambio della messa a disposizione delle sue energie lavorative ovvero della prestazione lavorativa.

Per poter illustrare il potere disciplinare del datore di lavoro, indicato all’art. 2106 del codice civile, bisogna richiamare gli obblighi del lavoratore: la diligenza e la fedeltà. L’inosservanza di questi due obblighi rappresenta la causa della manifestazione del potere disciplinare riconosciuto dalla legge al datore di lavoro.

Questo potere dev’essere proporzionato alla gravità del comportamento del lavoratore, e deve seguire le regole stabilite dai contratti nazionali nonché dall’art. 7 della Legge 300/1970 conosciuta come “lo Statuto dei Lavoratori”.

Il licenziamento disciplinare

Il licenziamento disciplinare è una sanzione regolamentata dall’art. 7 della Legge 300/1970, e deve seguire un iter ben determinato pena nullità del provvedimento.

La procedura consiste in primis nella predisposizione da parte del datore di lavoro del regolamento disciplinare che deve contenere indicazioni sulle sanzioni, infrazioni e procedure di contestazione. Tale regolamento aziendale dev’essere affisso in un luogo accessibile a tutti i dipendenti.

Nel momento in cui il datore di lavoro osserva un’infrazione grave da parte del lavoratore, che potrebbe avere come conseguenza il licenziamento, deve contestarla immediatamente in forma scritta e concedere al lavoratore 5 giorni affinché egli possa fornire un’adeguata giustificazione. Il termine di 5 giorni rappresenta il minimo tempo che si deve concedere al lavoratore per formulare la giustificazione, e può in alcuni casi aumentare in base a quanto contenuto nei CCNL.

Alla luce delle sentenze sfavorevoli al datore di lavoro, prima di applicare la sanzione è consigliabile aspettare il decorso dei 5 giorni anche se il lavoratore ha fornito la risposta entro tale termine, in quanto quest’ultimo può sempre decidere di integrare le sue comunicazioni. Il lavoratore può anche decidere di non rispondere in forma scritta ma di chiedere un colloquio con il datore di lavoro. In questa circostanza il dipendente può farsi assistere, se lo vuole, da un rappresentante sindacale.

Il lavoratore, ricevuto il provvedimento disciplinare può contestarlo nei 20 giorni successivi. Se il datore di lavoro non risponde entro 10 giorni alla contestazione avanzata dal lavoratore la sanzione disciplinare perde la sua efficacia. Viceversa se il datore di lavoro aderisce alla contestazione, la sanzione viene sospesa sino alla definizione del giudizio. Dopo due anni dalla sua applicazione non si deve più tenere conto di una sanzione disciplinare, questo in base al principio della limitazione della recidiva prevista dalla legge.

La legge 92/2012 con l’art. 1 comma 40 stabilisce che in caso di procedimento disciplinare concluso con il licenziamento, intimato attraverso l’iter previsto dall’art 7 della legge 300/1970, la data di fine del rapporto di lavoro è quella del giorno della comunicazione dell’infrazione, fatto salvo il diritto del lavoratore al preavviso o all’indennità sostitutiva. Inoltre viene considerato preavviso lavorato l’eventuale prestazione svolta dal dipendente tra la data di comunicazione della contestazione e la data di fine procedura.

Ove considerato illegittimo, Il licenziamento disciplinare può essere impugnato in forma scritta dal lavoratore entro 60 giorni dalla sua ricezione, anche in sede extragiudiziale. Con tale atto il lavoratore rende nota all’azienda la sua volontà di impugnare il licenziamento.

Se in sede extragiudiziale la procedura conciliativa non ha avuto esito positivo, il lavoratore può procedere, entro 180 giorni, al deposito del ricorso nella cancelleria del tribunale competente per territorio.

CONSULENTE DEL LAVOROMIRELLA MUSAT
Consulenza per imprese liberi professionisti dipendenti e privati in ambito Fiscale e del Lavoro.
RECAPITICOME CONTATTARMI
Via Baltimora, 17 Torino
RESTIAMO IN CONTATTOSOCIAL LINKS
Puoi scrivermi anche su:
CONSULENTE DEL LAVOROMIRELLA MUSAT
Consulenza per imprese liberi professionisti dipendenti e privati in ambito Fiscale e del Lavoro.
Via Baltimora, 17 Torino
RESTIAMO IN CONTATTOSOCIAL LINKS
Puoi scrivermi anche su:

© 2020 | MIRELLA MUSAT – p.iva 11927420015

© 2020 | MIRELLA MUSAT – p.iva 11927420015

My Agile Privacy
Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione. Cliccando su accetta si autorizzano tutti i cookie di profilazione. Cliccando su rifiuta o la X si rifiutano tutti i cookie di profilazione. Cliccando su personalizza è possibile selezionare quali cookie di profilazione attivare.